SIAPInform@34_2026

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In un Paese attraversato da profonde trasformazioni, la sicurezza pubblica non è più soltanto un presidio operativo, ma è diventata una categoria politica, un indicatore della qualità democratica e capacità dello Stato di proteggere le proprie comunità, e garantire i processi democratici di partecipazione. Le Forze di Polizia rappresentano, in questo quadro, un elemento strutturale della democrazia liberale e sociale. Non sono un settore amministrativo, ma una funzione costituzionale che richiede investimenti, visione, responsabilità. (...)

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E proprio per questo, ogni stagione contrattuale è molto più di un confronto tecnico, è un passaggio politico che definisce la qualità della democrazia, la credibilità delle istituzioni e il rispetto che il Paese riconosce a chi ne tutela la sicurezza. Le rivendicazioni del SIAP hanno sempre seguito e in particolare negli ultimi anni, una linea coerente e riconoscibile, recupero del potere d’acquisto, centralità del salario fisso, previdenza dedicata, separazione ordinamentale tra Sicurezza e Difesa, tutela della genitorialità, diritto allo studio, sicurezza sul lavoro, benessere organizzativo, relazioni sindacali vere. Una piattaforma che non nasce dall’improvvisazione, ma da una cultura del lavoro che affonda le radici nella tradizione della cultura confederale italiana, dignità, equità, stabilità, partecipazione. Il SIAP ha portato questa visione ai tavoli negoziali con continuità, costruendo dossier tecnici, richiamando responsabilità politiche, indicando soluzioni normative e finanziarie, e soprattutto rifiutando la logica dei bonus occasionali e delle misure tampone che per anni hanno indebolito la struttura retributiva del Comparto. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. In soli diciotto mesi, attraverso due contratti consecutivi, anche o soprattutto grazie all’azione del SIAP, sono stati prodotti risultati che non ha precedenti nella storia recente del Comparto, ovvero un agente ha ottenuto 200 euro netti di incremento strutturale, non legato a bonus, non dipendente da indennità occasionali, non soggetto a volatilità. Circa 188 euro lordi al mese, una tantum da 2.448 euro medi come arretrati, sono i numeri chiave prospettati ai circa 430mila tra poliziotti e militari dall’intesa raggiunta alla Funzione Pubblica sul contratto 2025-2027. L’accordo arriva un anno e mezzo dopo la firma definitiva del contratto 2022-2024 e azzera lo storico arretrato contrattuale, portando nel cumulato delle due tornate, lo ripetiamo, un minimo di 200 euro netti al mese agli agenti con un mese di servizio, pari a 2.600 euro l’anno, nelle buste paga del personale. Due contratti, diciotto mesi, duecento euro netti, questa è la dimostrazione che quando la contrattazione è guidata da una visione riformista e liberale, quando la rappresentanza sindacale non si limita a denunciare, ma rivendica e costruisce, quando sei un interlocutore credibile, parte rilevante della politica ascolta e comprende la centralità della sicurezza e i disagi e rischi degli operatori; quindi, i risultati a piccoli passi arrivano per supportare la vita delle persone. Questo dato, apparentemente semplice, è in realtà il simbolo di un cambio di paradigma, lo stipendio fisso torna al centro della politica retributiva anche perché si riflette sulla futura qualità delle pensioni dei giovani poliziotti assunti a far data dal 1° gennaio 1996, o di quelli con più datato servizio, la frammentazione e stata abbandonata, la linearità diventa la cifra di un nuovo modello contrattuale. Il 90% delle risorse allocate sul trattamento economico fisso non è un tecnicismo, è una scelta culturale di politica sindacale, anche per i riflessi sul quantum dello straordinario, ancora oggi non adeguatamente valorizzato. Significa riconoscere che la dignità professionale dei poliziotti non può essere affidata a strumenti temporanei, a misure emergenziali, a interventi episodici. Significa restituire stabilità, prevedibilità, coerenza. Significa, soprattutto, affermare un principio liberale, la retribuzione deve essere certa, trasparente, strutturale. In un contesto di inflazione persistente e di erosione del potere d’acquisto, questa scelta rappresenta un atto di responsabilità verso il personale e verso il Paese. (...)

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