L’INNALZAMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE PER IL PERSONALE DI POLIZIA E MILITARE - Editoriale di Giuseppe Tiani

L’INNALZAMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE PER IL PERSONALE DI POLIZIA E MILITARE - Editoriale di Giuseppe Tiani

Tra esigenze di bilancio e sostenibilità del lavoro operativo, nel dibattito politico italiano l’innalzamento dell’età pensionabile per il personale della Polizia di Stato e, più in generale, del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico torna ciclicamente come soluzione “irrinunciabile” per la tenuta dei conti pubblici. Ma ogni volta che il tema riemerge, si ripropone la stessa domanda è sostenibile chiedere a chi svolge un lavoro ad alta usura psicofisica e rischioso di restare in servizio più a lungo? (...)

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La Legge di Bilancio approvata per il 2026, che ha recepito i nuovi adeguamenti alla speranza di vita (oggi riferiti a un incremento generale di 3 mesi dal 2028, con applicazione transitoria di 1 mese nel 2027), ha riaperto un fronte che non è solo tecnico, ma politico. Perché dentro i numeri ci sono le vite delle persone, reparti operativi rischiosi, turni notturni, ordine pubblico, interventi sempre più ad alto rischio, come ci racconta la cronaca quotidiana e i mattinali. E c’è un dato che nessun algoritmo previdenziale può ignorare, fare il poliziotto non è un lavoro come gli altri, sia per il personale della Polizia di Stato che per i colleghi della Polizia Penitenziaria, così come per Carabinieri, Finanzieri, Militari e Vigili del Fuoco. L’argomento dei conti pubblici è una verità parziale.

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