SIAPINFORM@NR. 11/2016

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Non siamo certo avvezzi alle polemiche, anche perché reputiamo questo il momento del silenzio e del rispetto per le vittime, ma siamo fautori convinti di una politica della sicurezza che, a livello europeo, sappia condividere esperienze e professionalità, banche dati e conoscenze: perché il “nemico” gioca la carta della imprevedibilità ma non possiamo permettere che questo condizioni la nostra quotidianità e la nostra vita. Perciò ribadiamo con fermezza che di fronte alle minacce farneticanti di chi incita a colpirci nelle nostre case, nei nostri paesi dobbiamo rispondere in maniera decisa unica e concorde; i sistemi nazionali di sicurezza e prevenzione debbono poter lavorare in stretta sinergia. Le forze dell’ordine e i servizi segreti italiani, le altissime e qualificate professionalità dei poliziotti debbono essere messi in condizione di lavorare in stretto contatto con i colleghi europei perché solo uniti si vince. Le nostre forze dell’ordine – baluardo estremo della democrazia e della legalità – quelle italiane, oggi rischiano, “con la cancellazione del termine 'reiterate' dalla formulazione del reato di tortura, così come licenziato, dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama, di essere esposti a denunce strumentali da parte di criminali di ogni specie. Manca, altresì il requisito dell'intenzionalità del dolo, che pure è previsto dalla Convenzione Anti Tortura, il quale avrebbe reso più rigoroso l'accertamento sull'elemento psicologico. La fattispecie del reato di tortura dovrebbe essere concepita sin dall'inizio con la chiarezza necessaria ad evitare ogni ambiguità a livello interpretativo e scevra di qualsiasi forma di pericolosa e discutibile ideologizzazione che guarda con sospetto l'operato delle forze dell'ordine" così il Segretario Generale Tiani all’ANSA nei giorni scorsi.

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