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Nel medio periodo, il vero discrimine sarà la credibilità della riforma sulla parte strutturale. Se non seguiranno assunzioni, investimenti, rinnovo dei contratti e previdenza dedicata, e una tutela legale realmente esigibile, l’effetto più probabile sarà un paradosso operativo, più compiti e più esposizione per gli operatori, con il rischio di demotivazione, incremento del contenzioso e arretramento della capacità complessiva del sistema sicurezza. Al contrario, se alla norma si accompagneranno risorse, organici e protezioni effettive, il pacchetto potrebbe trasformarsi in una leva di stabilizzazione e limitazione dei fenomeni criminogeni in un ambito fisiologico, grazie all’opera dei servizi di polizia che garantiscono la pubblica sicurezza, che rappresenta un tassello imprescindibile della coesione sociale e della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In sintesi, lo scenario più probabile è una fase iniziale di forte pressione sugli operatori, con benefici misurabili solo se il Governo e il Viminale convertiranno le intenzioni in capacità reale, traducendo la norma in strumenti efficaci, valorizzando personale e tutele. Il punto chiave resta uno, la sicurezza pubblica non può reggere sulla sola espansione delle norme, deve reggere sulla protezione di chi la esercita, garantendo così interventi più efficaci per la tranquillità dei cittadini e la vivibilità delle nostre periferie più dimenticate, in questo si sostanzia il credo democratico di un Paese civile che affida allo Stato e non ad altri la propria sicurezza. G. Tiani
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