DIAZ - TISCALI ON LINE - AFFERMAZIONI SU FACEBOOK, IL SIAP SI DISSOCIA, MA ATTENZIONE A PARLARE DI TORTURA

 "Sono uno degli 80 del VII Nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille volte". Il poliziotto Fabio Tortosa scrive su Facebook queste parole e l'indignazione dilaga. Lui poi si giustifica: "Quel giorno abbiamo fatto un’azione ineccepibile. Non ho spaccato teste. Non mi pento di nulla. Io di destra? No, ho votato Pd", sbotta a La Zanzara su Radio 24. Ma tant’è, insorgono tutti. Quelli che da sempre condannano i fatti accaduti il 21 luglio del 2001 ed anche i vertici della Polizia che annunciano accertamenti e, se del caso, provvedimenti disciplinari. Ma cosa ne pensano i rappresentanti dei poliziotti?
Il segretario nazionale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), Massimo Zucconi Martelli, non ha il minimo dubbio sul comportamento da tenere a proposito. “Ci discostiamo da tale dichiarazione che denota una sottocultura ormai svanita in Polizia e di cui evidentemente vi è ancora qualche piccolo retaggio”, dichiara ai nostri microfoni.
Vi dissociate in pieno da simili affermazioni, insomma.
“E’ evidentemente una dichiarazione personale, grave se confermata nella sua sostanza, e distante però dal pensiero dominante tra i poliziotti”.
Perché i poliziotti non si riconoscono in dichiarazioni del genere?
“I poliziotti non si riconoscono assolutamente in dichiarazioni del genere perché sono uomini dello Stato. Se sono state accertate con tre gradi di giudizio delle attività illecite all’interno della scuola Diaz attraverso la magistratura, mandando assolte certe persone e condannandone altre, la vicenda è chiusa. Chi doveva pagare insomma ha pagato e va da se che un servitore dello Stato non può pensare di ripetere attività criminali”.
Sul Web ci sono commenti a sostegno di Tortosa, come giudica questo atteggiamento?
“Sarebbe più che opportuno che i colleghi non si abbandonassero a facili commenti, soprattutto quando si rivestono ruoli importanti come quello di chi sta in Polizia. Purtroppo però i social network e Internet inquinano spesso le intelligenze. Bisogna tuttavia precisare che cliccare su un “Mi piace” non significa essere d’accordo su quanto afferma un collega. Magari si clicca solo perché si conosce la persona ma senza soffermarsi nemmeno su quanto scrive. Su quel "Mi piace" frettoloso poi si monta magari un clamore mediatico ingiustificato, come sta succedendo. Il clic può in definitiva essere stato dato per facile solidarietà da chi non condivide per nulla quello che il collega ha scritto. Da chi magari si sarebbe anche dissociato riguardo alla sostanza”.
E sulla decisione della Corte europea che ha parlato di tortura messa in atto alla Diaz come vi esprimete?
“A questo proposito attenderei di leggere le motivazioni della sentenza. E’ necessario capire come si è arrivati a delineare i fatti accaduti come tortura. Ogni decisione del resto è abbinata a un singolo caso. Come si possa parlare di tortura rimane comunque difficile comprenderlo. Difficile esprimersi senza le carte davanti. Per ora c'è questo termine utilizzato dalla Corte ma non conosciamo la sostanza della decisione”.
Insomma siete cauti. Ma il Siap ritiene ci siano state esagerazioni nella vicenda Diaz?
“Come dicevo la magistratura si è già espressa e noi ci atteniamo alle sue decisioni. Come uomini dello Stato ci atteniamo a ciò che decidono i suoi organismi. Anche se è chiaro: qualcosa di discutibile evidentemente c’è stato”.
Secondo lei è stato accertato tutto o la vicenda poteva essere letta anche in altra maniera? Non è che alla fine pagano sempre i più deboli?
“Hanno pagato i vertici della amministrazione, non hanno pagato solo i più deboli. E tra i vertici dell’amministrazione c’erano poliziotti che avevano dato la vita personale e professionale per essa. Ripeto, le sentenze le dobbiamo rispettare e le rispettiamo. In questo caso ci sono stati tre gradi di giudizio e chi è stato assolto è stato assolto. Da questo punto di vista anche le polemiche su Gianni De Gennaro (ex capo della Polizia e attuale presidente di Finmeccanica, ndr) le giudico di cattivo gusto”

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