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"Il punto centrale - continua il Segretario - resta il riconoscimento tempestivo delle cause di giustificazione, le cosiddette scriminanti, per i fatti occorsi in servizio e, per tutti i cittadini, nei casi di legittima difesa o stato di necessità. È su questo terreno che si misura l'autorevolezza dello Stato di diritto e delle sue Forze di polizia. Si era smarrito il cuore del problema, non lo scudo come slogan, ma l'esigenza di evitare automatismi processuali quando la liceità della condotta è già chiara, nel pieno rispetto del vaglio di legittimità che compete alla magistratura".
"L'indirizzo che si sta affermando - conclude Tiani - coincide nei fatti con la nostra proposta, non uno scudo penale generalizzato, ma il corretto riconoscimento ab origine delle scriminanti, a garanzia della serenità operativa e del principio di uguaglianza davanti alla legge. Sul fermo preventivo, ribadiamo che è uno strumento necessario di prevenzione, ma va fondato su presupposti chiari, oggettivi e controllabili. La prevenzione non può trasformarsi in discrezionalità assoluta, ma al contempo deve rafforzare l'ordine pubblico e le garanzie democratiche attraverso il vaglio di legittimità".
(Stg/Adnkronos)