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Gentilissima Presidente,
il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia, che ho l’onore di rappresentare, radicato in tutte le province italiane e uffici della Polizia di Stato, oltre che in ambiti interforze, non essendo stato consultato né avendo ricevuto richieste di osservazioni al testo, ritiene di sottoporre alla Sua sensibile attenzione alcune considerazioni sul Piano Casa Italia, in vista dell’emanazione del DPCM previsto dall’articolo 1, commi 402 e 403, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, come successivamente integrata. Lo facciamo con rispetto istituzionale e con la responsabilità propria di chi rappresenta donne e uomini in uniforme che ogni giorno garantiscono sicurezza, legalità e coesione civile nelle città italiane. Prima ancora che operatori di polizia e rappresentanti sindacali, siamo cittadini di questo Paese, parte viva della comunità nazionale e delle istituzioni repubblicane. In questa prospettiva, il sindacato delle poliziotte e dei poliziotti il SIAP, non è soltanto un soggetto di tutela professionale, ma anche un attore sociale che rappresenta lavoratrici e lavoratori in uniforme al servizio dello Stato, chiamati quotidianamente a concorrere alla tenuta democratica, civile e sociale del Paese.
Il tema dell’abitare non è soltanto una questione edilizia o urbanistica. È ormai una criticità sociale, con riflessi sulle retribuzioni, sulla qualità della vita, sulla mobilità del personale e, per molti aspetti, anche sulla sicurezza pubblica. La bolla immobiliare e la speculazione incidono in modo rilevante sul costo dell’acquisto della casa e sui canoni di locazione, specie nei grandi centri urbani, nelle città metropolitane e nelle aree costiere a maggiore pressione abitativa. Un fenomeno che pesa sulla vita dei lavoratori, sulla capacità dello Stato di rendere attrattivo il servizio pubblico e, nel nostro caso, sulla possibilità concreta di assicurare presìdi di polizia efficienti nei territori più esposti. Per questa ragione il SIAP ritiene che il Piano Casa Italia debba essere pensato non come un intervento settoriale, né come una mera operazione di valorizzazione immobiliare, ma come una politica pubblica nazionale per l’abitare, capace di rispondere a una domanda sociale sempre più ampia e, al tempo stesso, di sostenere il funzionamento di amministrazioni pubbliche essenziali e strategiche, come le Forze di polizia e la Scuola. Sicurezza e Scuola rappresentano presìdi fondamentali della coesione democratica, soprattutto in una fase storica nella quale il lavoro pubblico deve tornare a essere riconosciuto, attrattivo e sostenuto da condizioni materiali dignitose.
Il percorso di riordino della normativa edilizia conferma la necessità di semplificare un quadro divenuto nel tempo frammentato e spesso difficile da applicare. Tuttavia, la semplificazione amministrativa, per essere davvero utile al Paese, deve accompagnarsi a una chiara finalità sociale. Occorre costruire, recuperare, rigenerare e destinare immobili a chi ne ha effettivo bisogno, evitando che il Piano si disperda in interventi episodici o privi di ricaduta concreta sul diritto all’abitare. Il SIAP intende richiamare, nel quadro delle proprie competenze di rappresentanza, la condizione delle donne e degli uomini della Polizia di Stato. Molti poliziotti prestano servizio lontano dai territori di origine, spesso in aree urbane dove il costo degli affitti assorbe una parte rilevante dello stipendio. Questo vale soprattutto nelle grandi città e nelle zone a maggiore pressione abitativa, dove la tensione del mercato immobiliare si somma alla carenza di organico, rendendo più difficile trattenere personale, programmare trasferimenti, garantire continuità operativa e rendere attrattiva la funzione pubblica.
Non si tratta di rivendicare un privilegio corporativo. Si tratta, al contrario, di riconoscere che chi serve lo Stato o ha la responsabilità di formare le future generazioni, di essere messo nelle condizioni minime per vivere con dignità, lavorare con serenità e svolgere il proprio compito senza essere schiacciato dal peso insostenibile dei canoni di locazione. La sicurezza pubblica non si regge soltanto sulle norme, sulle dotazioni o sulla funzionalità degli apparati. Si regge anche sulla vita concreta delle persone che indossano l’uniforme, con i loro turni, e le loro famiglie, con retribuzioni che non offrono la possibilità di trovare una casa a costi compatibili con il proprio reddito. Per questo il SIAP chiede che il DPCM attuativo del Piano Casa Italia includa espressamente, tra i destinatari prioritari degli interventi, il personale delle Forze di polizia e, più in generale, i dipendenti pubblici soggetti a mobilità territoriale, impiegati in servizi o funzioni essenziali dello Stato, con particolare attenzione ai poliziotti e agli insegnanti. Una misura di questo tipo avrebbe un effetto positivo non solo sul piano sociale e del welfare integrativo rispetto ai contratti di lavoro, ma anche su quello organizzativo, perché contribuirebbe a ridurre le scoperture di organico, favorendo la permanenza del personale nelle sedi più difficili e restituendo attrattività al lavoro pubblico, anche nei territori dove il costo dell’abitare scoraggia permanenze e nuove disponibilità al servizio.
In passato, numerosi enti e amministrazioni pubbliche hanno realizzato alloggi per i propri dipendenti. Era una forma concreta di welfare pubblico, capace di accompagnare la mobilità del personale e di ridurre gli squilibri territoriali. Oggi quella intuizione può essere recuperata e aggiornata, alla luce delle condizioni proibitive del mercato immobiliare e delle esigenze di una pubblica amministrazione chiamata a garantire continuità, prossimità e qualità dei servizi. Il disagio abitativo, infatti, non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente fragili. Colpisce lavoratori con redditi medio-bassi, giovani, famiglie monoreddito, nuclei monogenitoriali, studenti fuori sede, personale trasferito, dipendenti pubblici e privati che, pur lavorando, non riescono più a sostenere il costo di un’abitazione nelle aree metropolitane. Il Piano Casa Italia, dal nostro punto di osservazione, dovrebbe quindi tracciare un indirizzo concreto, capace di misurarsi con la realtà sociale del Paese.
La platea dei beneficiari dovrebbe comprendere lavoratrici e lavoratori a basso reddito, famiglie in locazione con canoni troppo elevati rispetto al reddito disponibile, giovani in condizioni di precarietà, studenti fuori sede, nuclei in situazione di fragilità socioeconomica, lavoratori soggetti a mobilità territoriale e, in via prioritaria, il personale della Polizia di Stato e delle Forze di polizia impiegato nei territori a maggiore pressione abitativa. Inoltre, si ritiene che l’asse principale del Piano debba essere la locazione a canone sostenibile. La proprietà della casa può certamente rappresentare un obiettivo legittimo, ma non può assorbire risorse che devono essere destinate prima di tutto alla risposta più urgente, l’aumento dell’offerta di alloggi in affitto a costi accessibili. È necessario, pertanto, destinare la parte prevalente delle risorse alla realizzazione, al recupero e alla riqualificazione di immobili pubblici e privati inutilizzati, da vincolare stabilmente alla locazione sociale, convenzionata o comunque sostenibile. Occorre definire canoni realmente compatibili con i redditi, promuovere modelli cooperativi e non speculativi, incentivare il recupero del patrimonio pubblico sfitto e prevedere vincoli di destinazione sociale chiari, verificabili e duraturi secondo criteri oggettivi e trasparenti. Il SIAP sostiene la possibilità di utilizzare strumenti mutualistici e cooperativi, compresi quelli gestibili dal Fondo Assistenza per il personale della Polizia di Stato, affinché possano concorrere alla realizzazione di soluzioni abitative dedicate e non speculative. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata anche agli immobili in uso o nella disponibilità delle amministrazioni pubbliche, compresi quelli collegati alle esigenze del comparto sicurezza. In molte realtà territoriali, Questure, Commissariati e i diversi uffici di polizia presentano condizioni strutturali non più adeguate e non in linea con le norme sulla sicurezza del lavoro. Il tema dell’abitare del personale e quello della qualità degli immobili pubblici destinati alla sicurezza non sono sovrapponibili, ma appartengono alla stessa visione. Uno Stato credibile deve garantire luoghi dignitosi sia a chi riceve il servizio pubblico, sia a chi lo assicura.Il Piano Casa Italia va sostenuto con una dotazione finanziaria pluriennale adeguata. Le risorse oggi previste rischiano di non essere sufficienti rispetto alla dimensione del fabbisogno abitativo nazionale. Per questo appare necessario integrare fondi statali, europei, regionali e locali, costruendo un quadro stabile di finanziamento che possa utilizzare, tra gli altri, fondi strutturali, programmi di rigenerazione urbana, strumenti di cofinanziamento e risorse dedicate allo sviluppo infrastrutturale e sociale.
Va evitato che il Piano resti una cornice di buone intenzioni. Servono governance chiara, responsabilità definite, tempi certi, monitoraggio pubblico degli interventi, criteri trasparenti di assegnazione e priorità sociali non derogabili.
Signor Presidente, il SIAP apprezza l’iniziativa del Governo e coglie l’occasione per confermare il proprio sostegno al lavoro avviato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Senatore Paolo Zangrillo, anche in tema di programmazione dei rinnovi contrattuali, attraverso i quali sarà possibile un graduale superamento del lungo gelo stipendiale. Per questo ritiene necessario che il DPCM rappresenti un passaggio qualificante, capace di trasformare il Piano Casa Italia in uno strumento reale di coesione sociale, sostegno al lavoro pubblico e rafforzamento della presenza dello Stato nei territori.
La casa, oggi, è una delle condizioni materiali delle nostre libertà. Quando un lavoratore non riesce a sostenere un affitto, quando una famiglia vive nell’incertezza abitativa, quando un poliziotto o un insegnate sono trasferiti in una grande città e destinare una quota sproporzionata dello stipendio alla locazione, non siamo davanti a un problema privato, ma a una frattura sociale che riguarda le istituzioni. Analoga attenzione merita la condizione di chi, per ragioni economiche o di servizio, si trova a vivere in contesti abitativi segnati da degrado, abusivismo o insufficiente controllo del territorio. In tali situazioni può determinarsi una evidente contraddizione istituzionale, chi è chiamato a garantire legalità e sicurezza rischia di vivere quotidianamente in condizioni che ne comprimono serenità, dignità personale e sicurezza familiare, Ragioni per cui il SIAP chiede che il DPCM attuativo del Piano Casa Italia preveda una platea ampia di destinatari, con attenzione prioritaria ai lavoratori pubblici soggetti a mobilità come il personale della Polizia di Stato. Chiede, inoltre, che la locazione a canone sostenibile sia assunta come asse principale degli interventi, insieme al recupero del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato o sottoutilizzato, e siano previsti vincoli certi di destinazione sociale, modelli cooperativi, mutualistici e non speculativi, misure fiscali e contributive strutturali a sostegno degli affitti, criteri trasparenti di assegnazione e strumenti di monitoraggio sull’effettivo impatto sociale degli interventi. In estrema sintesi, per il personale della Polizia di Stato, il SIAP ritiene opportuno valutare anche il coinvolgimento di strumenti dedicati, attraverso il Fondo Assistenza, nel quadro di progettualità coerenti con l’interesse pubblico. Il SIAP è disponibile a offrire il proprio contributo, qualora la Presidenza del Consiglio lo ritenesse opportuno, con spirito costruttivo e con la consapevolezza che una politica della casa può rafforzare non solo la giustizia sociale, ma anche la qualità della funzione pubblica e la tenuta democratica del Paese.
Nel congedarmi, con osservanza, Le porgo i miei deferenti saluti.
Il Segretario Giuseppe Tiani
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